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Napoli: Linux No E Windows Si

Napoli abbandona Linux in favore di windows.

Riporto direttamente l’articolo apparso sul mattino di Napoli del 18/11/2007
SALVO SAPIO – Programmi software gratis per i dipendenti del Comune di Napoli; per loro la possibilità di copiare i programmi che hanno in ufficio, usare la licenza ufficiale della Microsoft, acquistare altri prodotti a prezzi scontati. Privilegi e costi; vantaggi per i dipendenti comunali (e per i loro parenti) e un esborso di circa 250 euro all’anno per tre anni solo per le licenze, senza contare le spese per l’acquisto dei progetti. In pratica un milione di euro per qualcosa che, stando all’interrogazione di alcuni consiglieri di maggioranza, potrebbe essere risparmiato. Ci sono, infatti, dei programmi che possono essere usati senza licenza, sono i software open source della cui utilità per le pubbliche amministrazioni si è discusso anche nel corso dell’ultimo Compa, il salone della comunicazione pubblica. Il 13 febbraio di quest’anno il Consiglio comunale, approva un ordine del giorno che «impegna sindaco e giunta a presisporre le opportune azioni e proposte per accedere al fondo per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali, attivando la sperimentazione delle applicazioni software a codice aperto; ad utilizzare le stesse per la digitalizzazione del Comune di Napoli». Già pronti i titoli dei giornali: Napoli all’avanguardia, Napoli che sperimenta gli open source, il Comune che risparmia soldi e ottiene finanziamenti per ammodernarsi. Niente di tutto questo. La decisione del Consiglio resta sulla carta. Anzi, il 19 luglio 2007, l’assessore Donata Rizzo D’Abundo, titolare della delega alle reti telematiche, presenta una delibera per un accordo con la Microsoft. Intesa che non solo prevede un’esborso di circa un milione di euro per programmi e licenze ma anche un impegno di durata pluriennale e bonus per i dipendenti. Ad approvare la delibera tutta la giunta con l’eccezione degli assenti (Cardillo, Laudadio, Mola, Oddati, Ricco e Valente), a firmare l’impegno anche quattro dirigenti. C’è l’autografo del direttore generale Luigi Massa, del dirigente del servizio reti tecnologiche Gerardo Ruggiero, del direttore centrale funzione pubblica Antonio Ruggiero e del dirigente del servizio sviluppo organizzativo Gianluca Giannelli. «Proprio Giannelli – spiega il consigliere del Pd Francesco Nicodemo – è stato negli Stati Uniti per definire alcuni particolari dell’intesa e ci risulta che tornerà negli States, in particolare a Seattle». Unica intoppo nell’accordo la segnalazione da parte del segretario generale, Vincenzo Mossetti, del fatto che «spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi rientrano nella competenza del Consiglio comunale».
E dal Consiglio arrivano tuoni e fulmini. Il 6 agosto c’è un’interrogazione firmata da Francesco Nicodemo (ex Ds ora Pd, principale animatore della crociata per i programmi gratuiti) e Rosario Giudice (ex Margherita ora Pd). I due giovani consiglieri chiedono «i tempi e i formali provvedimenti predisposti dall’amministrazione per la sperimentazione dei sistemi operativi, applicativi software e applicazioni web a codice aperto». L’assessore D’Abundo non solo risponde ma offre un vero e propio dossier tecnico di 24 pagine a sostegno dei programmi con licenza a pagamento. «Si deve far considerare – scrive l’assessore – al Consiglio che si tratta di una materia che necessita di essere compresa e condivisa come processo di natura culturale e politica, oltre che tecnologica». Ma il fronte progressita non demorde: il 15 novembre l’ultima puntata. In commissione Sviluppo e Innovazione, presieduta da Salvatore Galiero (Pd), i consiglieri Nicodemo, Anniciello e Giudice (Pd), Vitobello e Ambrosino (Forza Italia), Santoro e Renzullo (An), Venanzoni (Udeur), Minisci (Prc) e Scala (Idv) tornano all’attacco. Il risultato è che negli uffici del Consiglio la sperimentazione partirà. A palazzo San Giacomo no: si continuerà a pagare e a regalare i programmi ai dipendenti.

l’intervista

Donata Rizzo D’Abundo è l’assessore alle reti telematiche, colei che ha portato in giunta la delibera per l’accordo del Comune con la Microsoft. Eppure lei stessa ha approvato la sperimentazione dei programmi open source per gli uffici del Consiglio comunale. Non si poteva estendere il provvedimento all’intera macchina amministrativa?
«Attualmente è un processo difficile da inserire. Serve una seria formazione del personale che dovrà utilizzare i nuovi programmi, occorrerebbe aggiornare l’intero parco informatico del Comune che utilizza un codice privato. Non è possibile attuare il passaggio ai programmi open source con rapidità». E per il Consiglio allora? «Abbiamo aderito a una proposta di indirizzo per sperimentare l’open source. L’inserimento nella rete municipale sarà un fatto graduale. Si è pensato di iniziare dagli uffici in accordo con la commissione comunale che ha rilanciato la necessità di sperimentare». Come leggere questa doppia scelta? «L’inizio di un percorso che, però, dovrà essere ben ponderato». Da qui la necessità di siglare un accordo con Microsoft. «Volendo essere precisi si tratta di un’accordo quadro di licenza. Come amministratrice ho il compito di curare quello che già c’è piuttosto che pensare a quello che potrebbe esserci». Non c’erano alternative alla licenza con Microsoft? «Utilizzando certi prodotti no. Non posso buttare tutto a mare se il parco informatico municipale utilizza un codice privato. Bisogna avere cautela prima di introdurre qualcosa che ancora non è conosciuto». Tanti cittadini già usano i programmi gratuiti. «Ma tanti altri no. Noi abbiamo anche un portale e per questo dobbiamo tener presente che gli utenti potrebbero aver problemi con gli open source. Sarebbe una scelta d’élite». L’accordo con Microsoft prevede la possibilità per i dipendenti municipali di portare a casa e usare privatamente i programmi acquistati dal Comune.
«È una delle possibilità dell’accordo, così come tante altre opzioni che possono essere attivate». Serve per il telelavoro? «No, per adesso no». sa. sa.

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